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ITALIA - COLOMBIA: UN’ALLEANZA COMMERCIALE STRATEGICA PER LE IMPRESE CON AMBIZIONI DI CRESCITA

marzo 2026

«Come Ambasciatrice, ma anche come persona che ha eletto l'Italia a propria casa per oltre due decenni, comprendo che l'economia non è fatta solo di numeri, ma di storie di persone, di ingegno e di fiducia reciproca. La Colombia sta attraversando un momento storico di trasformazione e il mio impegno è stato quello di garantire che l'Italia sia il nostro partner principale in questo viaggio verso la sostenibilità e l'equità».
Esordisce così Sua Eccellenza Ligia Margarita Quessep Bitar, Ambasciatrice della Colombia in Italia da novembre 2022, nonché Ambasciatrice non residente di Grecia, Cipro, Malta, Albania, Kosovo e San Marino. Da qualche mese, inoltre, è stata eletta alla presidenza del Consiglio di IILA (Organizzazione Internazionale Italo-Latino).
Colombiana di Sincelejo, avvocato con una specializzazione in Diritto Internazionale a Parigi, e più di vent’anni di esperienza nell’ambito della giurisdizione internazionale, Quessep Bitar - nonostante i ruoli di prestigio e il rigore imposti dalla sua posizione - è la quintessenza dell’amabilità che contraddistingue il suo popolo e che, sommata alle tante altre ricchezze su cui ci soffermeremo nel corso di questa intervista, nell’ultimo decennio ha imposto la Terra di Gabríel García Marquez come una delle mete più bramate dagli italiani: perché che la Colombia sia “El País de la Belleza” è molto più di uno slogan.

Ambasciatrice, durante i suoi tre anni e mezzo di mandato ha lavorato molto per rafforzare i legami economico-commerciali tra Italia e Colombia: di quali risultati va maggiormente fiera e cosa, invece, spera ancora di consolidare?
«Sono profondamente orgogliosa di essere riuscita a far sì che l'imprenditore italiano veda nella Colombia un'offerta sofisticata e diversificata. Secondo i report consolidati di ProColombia, tra agosto 2022 e la fine del 2025, siamo andati oltre le commodity tradizionali. Abbiamo posizionato con successo settori emergenti come la frutta esotica fresca, i prodotti trasformati ad alto valore aggiunto e il nostro artigianato con marchio di origine, che oggi dialoga alla pari con il design italiano. La nostra strategia si è basata sulla presenza diretta negli epicentri decisionali: da Milano Home a Host Milano e al SIGEP di Rimini. Prima di concludere il mio mandato, la mia priorità è blindare queste rotte commerciali per le nostre PMI. L’86% delle aziende che accompagniamo sono piccole e medie; esse rappresentano il motore della nostra economia e il mio obiettivo è che il sigillo "Made in Colombia" sia sinonimo di qualità e sostenibilità in ogni angolo della Penisola».

Il turismo è stato un fronte di grande forza con la campagna “Il Paese della Bellezza”. Dopo la storica apertura del volo diretto Milano-Cartagena, operato da Neos, quali altre prospettive di crescita vede?
«Oggi il turismo è il nostro "nuovo petrolio": un'industria pulita che celebra la nostra biodiversità. I risultati sono eloquenti: nel 2024 abbiamo registrato l'arrivo di 50.074 turisti italiani, con un incremento del 10,3%, e nel 2025 la tendenza ha subito un'accelerazione raggiungendo una crescita del 12,4%. La rotta di Neos tra Milano e Cartagena è una pietra miliare che recupera una connettività diretta, mancata per decenni, ma è solo l'inizio. Vogliamo che il viaggiatore italiano, colto e sofisticato, sappia che la Colombia offre molto più dei percorsi convenzionali. La nostra scommessa è il turismo di nicchia».

A cosa si riferisce?
«Penso all'archeologia nei parchi di San Agustín, il trekking epico verso la Ciudad Perdida e il paradiso della conservazione a San Andrés e Providencia. Siamo consapevoli di vivere in un Paese privilegiato: con una posizione geografica strategica, in cui la natura ha operato la sua magia. Siamo una nazione estremamente diversa, con coste sia sull'Oceano Pacifico che sul Mar Caraibico; siamo pacifici, ma anche caraibici, siamo andini, possediamo tutti i livelli termici e la barriera corallina, l'Amazzonia - polmone del mondo -, pianure e montagne. Tuttavia, siamo ancora più consapevoli che la vera bellezza della Colombia risieda nella sua gente, nella sua gentilezza e resilienza. Il colombiano è qualcuno che sorride nonostante tutto ciò che ha vissuto, che tende la mano e ascolta. Vogliamo che l'Italia si innamori dei colombiani».

Quali opportunità di investimento offre, oggi, la Colombia al mondo dell’imprenditoria italiana?
«La Colombia è una "Potenza della Vita" con una sicurezza giuridica che invita all'investimento. Attualmente gestiamo un portafoglio di oltre 2.500 progetti. Ai lettori di “Economia Magazine”, vorrei menzionare i nostri tre pilastri. Il primo è rappresentato dall’Agroindustria a valore aggiunto: disponiamo di 43 milioni di ettari di frontiera agricola, offrendo uno spazio immenso per la tecnologia italiana di trasformazione alimentare. In secondo luogo, mi preme parlare di Transizione Energetica: siamo leader regionali nell'agenda di decarbonizzazione e nelle energie rinnovabili. Infine, impossibile non citare i nostri Hub di Servizi e Salute: con 18 dei 50 migliori ospedali dell'America Latina, offriamo un'eccellenza medica e costi operativi altamente competitivi, per talenti tecnici qualificati».

Da settembre 2025 riveste anche il ruolo di Presidente del Consiglio dell’IILA. Quale visione ha per questa organizzazione?
«L’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana (IILA) è un ponte di eccellenza. Dagli anni '60, si è specializzata nel canalizzare scambi di conoscenza in campi vitali come la scienza, la sostenibilità e la giustizia. Gli anni 2025 e 2026 riflettono l'eccellente momento delle relazioni tra l'Italia e la nostra regione. L'arrivo di Giorgio Silli - come Segretario Generale - e l'impeccabile e tenace lavoro di Antonella Cavallari sono la prova del dialogo privilegiato che l'Italia mantiene con l'America Latina. Per me è un onore presiedere questo luogo di incontro; il futuro è promettente perché l'IILA vanta decenni di progetti di successo, che oggi puntano con forza verso l'economia circolare».

Una riflessione finale: cosa possono imparare i colombiani dagli italiani e viceversa?
«Siamo pezzi dello stesso puzzle. Dall'italiano, il colombiano impara la ricerca incessante della perfezione tecnica e il valore delle indicazioni geografiche. Ammiriamo come l'Italia trasformi un territorio attraverso un prodotto, creando progresso e coesione sociale; è la nostra grande maestra nel capire che il territorio è un asset economico vivo. D'altra parte, credo che l'Italia possa trovare nella Colombia un punto di riferimento all'avanguardia su come convertire le sfide strutturali in opportunità. La nostra resilienza istituzionale ha permesso di progettare politiche pubbliche con un approccio territoriale e una gestione orientata ai risultati, anche nei contesti più complessi. Offriamo apprendimenti preziosi nella costruzione della pace come politica pubblica integrale e nell'integrazione delle popolazioni migranti, dimostrando come i valori democratici possano tradursi in programmi sostenibili. Infine, la Colombia apporta quel calore umano che trasforma una transazione commerciale in un'alleanza di vita. In Colombia non facciamo solo affari; costruiamo legami. La nostra rinnovata proiezione internazionale è la prova che un Paese può rafforzarsi anche nelle difficoltà. Condividiamo con i nostri fratelli italiani questa traiettoria, convinti che la bellezza e il lavoro siano i motori che muovono il mondo».

Una piccola nota autobiografica: lei, appena arrivata in Italia, ha vissuto alcuni anni a Bergamo. Che ricordo ha di questa città?
«Bergamo occupa un posto sacro nella mia memoria personale. È una città che incarna la tenacia lombarda; quel mix di rigore industriale ed eleganza storica che ammiro profondamente. Vivere lì mi ha permesso di assorbire la cultura del lavoro ben fatto e il valore della parola data. Camminare per Città Alta mi ha insegnato l'importanza di proteggere l'eredità storica, mentre si innova con audacia. Bergamo è stata, in essenza, la mia prima grande lezione sull'anima dell'Italia».

C’è ancora qualcosa che vorrebbe dire al mondo dell’impresa?
«Invito i leader aziendali che ci leggono a guardare alla Colombia non come a una destinazione lontana, ma come a un'estensione delle proprie ambizioni di crescita. Siamo una nazione giovane, vibrante e decisa a essere il partner strategico dell'Italia nel Mediterraneo americano».

Rossella Martinelli

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