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Coronavirus: «Stop ai voli diretti sbagliato; ora situazione fuori controllo»

febbraio 2020

Sono quasi le 11 di sera, a Tianjin, quando in esclusiva per "Bergamo Economia" riusciamo a parlare con Marco Parolini, bergamasco in Cina per lavoro, nel pieno dell’emergenza Corona Virus. «Qui faccio lo stunt man in un parco divertimenti», ci racconta, «mi manca molto poter andare al lavoro». Anche a Tianjin, infatti, sono in vigore le misure speciali anti-contagio.

Come è la situazione a Tianjin?
Siamo a circa 1.200 chilometri dall’epicentro Wuhan e la situazione mi sembra sotto controllo. Riceviamo costantemente informazioni dal Governo. Per ora, le cifre ufficiali parlano di 135 casi, 1 morto e 75 persone guarite a Tianjin. Il Governo cinese ci invia costantemente aggiornamenti tramite WeChat e la mia città è quella che registra meno casi ma anche quella che ha attivato le misure di sicurezza più severe.

Ci puoi raccontare quali misure sono state adottate a Tianjin per contenere la diffusione del virus?
Innanzitutto, è stata la prima a rendere obbligatorio l’uso delle mascherine, al di fuori di Wuhan. Inoltre, hanno chiuso uffici e luoghi pubblici; qualsiasi pagamento in contanti è vietato per evitare contatti fisici. Anche il parco divertimenti in cui lavoro, è chiuso. Attualmente sono a casa dal 27 gennaio; ci hanno detto che si riaprirà il primo aprile, salvo proroghe, ma dipende da come si evolve la situazione, la quale, comunque, sembra in miglioramento. Negli ultimi giorni, i nuovi casi stanno diminuendo in tutta la Cina; a Shenzhen, ad esempio, non si registra nessun nuovo caso da tre giorni (20 febbraio ndr).

Come passi le giornate?
Per combattere la noia, ci troviamo tra noi colleghi dato che viviamo tutti qui nello stesso quartiere: il tempo non passa più e mi manca molto il mio lavoro ma ci tengo a precisare che non sono in alcun modo obbligato a restare a casa. Possiamo uscire quando desideriamo ed andare dove vogliamo seppur con le giuste precauzioni, come guanti o mascherine, e naturalmente evitando luoghi affollati. Qualche giorno fa, ad esempio, ho anche preso il treno per andare a Pechino a trovare un amico. Dista meno di un’ora di viaggio, ci hanno fatto compilare un questionario e lasciare il numero di telefono in modo da poterci rintracciare qualora fosse stato registrato un nuovo caso tra i viaggiatori. Sono misure eccezionali ma servono per garantire la salute pubblica.

Non ti senti oppresso da tutte queste misure?
Se la situazione non si è aggravata è proprio grazie alle misure prese. Mi ricordo bene il primo caso: ci arrivarono informazioni precisissime; ci venne descritto tramite WeChat chi fosse stato il contagiato e cosa avesse fatto nei giorni precedenti, chiedendoci, qualora si fosse venuti in contatto con lui, di presentarci per fare i test e ricevere le cure del caso. In generale, il Governo ci aggiorna in tempo reale sull’andamento dell’epidemia: ci ricorda le regole precauzionali per evitare il contagio; ci invia i dati sul numero di casi registrati e persino dei grafici su mortalità ed evoluzione dell’epidemia. Si sente che le autorità hanno il controllo della situazione. Da un lato, ci sente sotto pressione ma se serve ad evitare che la situazione degeneri, come a Wuhan in cui si sono registrati 65.000 casi, ben vengano tutte queste misure.

In Italia, si ritiene che il Governo cinese stia nascondendo i veri dati. Cosa ne pensi?
A fronte delle informazioni così capillari che ci fornisce ogni ora con grande tempestività, mi viene difficile pensare che il Governo cinese possa nascondere qualcosa. Inoltre, ci tengo a sottolineare che posso uscire di casa e che quando esco, ad esempio per andare a fare la spesa, non vedo scene di panico o gente che si accascia per strada. In generale, ritengo che se la situazione fosse più grave, si percepirebbe. Sicuramente a Wuhan è un’altra cosa ma qui posso assicurare che non è grave e nemmeno a Pechino. Alla fine, qui nel mio sobborgo, sono stati registrati solo quattro casi su circa un milione di abitanti. Tutto mi sembra sotto controllo e mi sento sicuro.

L’Ambasciata italiana si è fatta sentire?
Sono iscritto all’Aire, l’anagrafe degli italiani all’estero; sapendo che mi trovo qui, mi hanno inviato un paio di mail. Con una mi informavano della chiusura dei voli diretti. Ho anche scaricato l’app della Farnesina attraverso la quale ricevo aggiornamenti sulla situazione ma devo ammettere che non sono capillari, come quelle del governo cinese.

Ora il virus è arrivato anche in Italia; mentre ti stiamo intervistando si stanno registrando i primi casi anche a Bergamo (ben 4 ndr). Cosa ne pensi?
Sto seguendo la situazione in Italia: sono preoccupato per i miei amici ed i miei parenti che ci vivono. Se questa emergenza verrà gestita bene e le persone si comporteranno in maniera diligente, seguendo tutte le misure di sicurezza senza cercare di fare stupidaggini come forzare una quarantena, andrà tutto bene. So che il primo caso, il trentottenne podista, si è dovuto recare più volte in pronto soccorso prima che qualcuno diagnosticasse la malattia. È segno di impreparazione. Solo ora, la risposta delle autorità (le scuole chiuse; le partite rinviate ndr) mi sembra, seppur con ritardo, corretta e proporzionata ma prima di ciò ci sarebbe dovuta essere un'allerta maggiore nelle strutture sanitarie. La chiusura dei voli diretti, invece, è, dal mio punto di vista, criticabile: se ci sono voli diretti, sai che devi controllare chi ci viaggia; invece, togliendoli, non riesci a filtrare chi viene in Italia, facendo scalo altrove, tramite voli indiretti dalla Cina. In altre parole, senza voli diretti, non si sa più chi arriva dalla Cina e, di conseguenza, non si riesce più a filtrare nessuno. Adesso, per esperienza, vi dico che nelle prossime due settimane, continuerete a registrare nuovi casi.

Vuoi mandare un messaggio ai bergamaschi?
Non credete alle notizie false e non cedete ad un allarmismo eccessivo. Consiglio le solite precauzioni: evitare luoghi affollati; disinfettarsi le mani costantemente. In ogni caso, ci tengo a far sapere che la mortalità, registrata finora qui in Cina, è bassa, circa il 2,5%, e a Tianjin, su 135 casi, ci sono stati tre morti su una popolazione di 15 milioni di abitanti.

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